Mel Gibson a Venezia con Hacksaw Ridge, la guerra attraverso la fede

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Il suo arrivo era temuto e atteso nello stesso tempo, poichè Mel Gibson a 10 anni da Apocalypto è tornato dietro la macchina da presa,  gettando non pochi dubbi fra gli addetti ai lavori.

Proiettata alla 73esima Mostra Internazionale del Cinema, Hacksaw Ridge è la storia di Desmond Doss, soldato della seconda guerra mondiale, insignito della Medaglia d’Onore del Congresso.

Di particolare, di strano, di non convenzionale c’è il fatto che Desmond era un obiettore di coscienza, durante tutta la sua permanenza ad Okinawa, e più di preciso ad Hacksaw Ridge come gli americani chiamavano quel costone dell’isola, non sparò un solo colpo, non prese mai in mano un’arma, e salvò ben 75 vite.

Una storia che sarebbe stata difficile da non raccontare per uno come Mel Gibson, che è senza ombra di dubbio il migliore regista di scene belliche in attività, perché coniuga i suoi interessi principali, la fede e l’azione.

Certo il cammino della redenzione che passa attraverso la fede è trattato in maniera molto particolare, ma in un periodo dove tutte le produzioni grondano action, violenza ed effetti speciali, la storia di Desmond è decisamente in controtendenza.

Dopo gli eventi di Pearl Harbour, il giovane si arruola nell’esercito, per un dovere morale ma anche per una forte esigenza personale, poiché  però è un seguace della Chiesa Avventista, decide di schierarsi come soccorritore e far parte dell’assistenza medica, riuscendo a portare in salvo 75 feriti.

Non è un eroe quello raccontato da Mel Gibson e interpretato da Andrew Garfield, o perlomeno non è un eroe alla stregua di quelli che siamo abituati a vedere di solito, magari con costume a stelle e strisce, ma è un uomo dal vissuto difficile che fa una scelta coraggiosa.

Prima di arruolarsi infatti, Desmond aveva già incontrato la sofferenza, fin da bambino, con un padre alcolista e manesco, che lo aveva reso un adolescente dal temperamento violento e notevoli problemi di controllo sulle pulsioni, che aveva risolto solo abbracciando la fede e accettando Dio ed i suoi insegnamenti.

La critica ha omaggiato il ritorno di Gibson, certo qualche scena del film ricorda in maniera molto marcata Apocalypto, ma nel complesso è stato definito un film – bello e asciutto – una pagina si retorica ma degna di essere raccontata.