Recensione film “L’ Uomo D’ Acciaio” (Superman 2013): sceneggiatura d’ acciaio ma discutibili i dettagli visivi

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E’ tornato al cinema Superman: il primo supereroe della storia in uno dei film più attesi dell’anno.

Il nuovo film L’ Uomo D’Acciaio è uscito al cinema dal 20 giugno 2013 e si può definire un “reboot”, ovvero un riavvio della saga.
Il primo capitolo di Superman ha visto le sale nel lontano 1978, col volto dell’ indimenticabile Christopher Reeve.
La trama del nuovo film “L’Uomo d’Acciaio” segue le gesta e la crescita del giovane Kal-El, alias Clark Kent, alias Superman (interpretato da Henry Cavill), dalla nascita fino all’età adulta.

La produzione e la supervisione della sceneggiatura ad opera di Christopher Nolan (insieme alla moglie e al fratello), fa sì che l’ approccio del film al personaggio sia più realistico che fumettistico.
La regia di Zack Snyder (diventato famoso con film come 300, Watchmen e “L’ Alba Dei Morti Viventi”, ma dato per spacciato dopo il flop del film Sucker Punch del 2011) è maturata: è una regia misurata. I flashback che raccontano l’infanzia e la giovinezza di Superman sembrano girati da Terrence Malick, tanto sono autoriali e profondi, specie nei rapporti e nei confronti tra padre e figlio. Inoltre tali flashback, infilati lungo tutto l’arco del film in ordine sparso e non cronologico, aiutano a far scorrere meglio il film stesso, rendendolo sicuramente meno noioso.

Il generale Zod-Michael Shannon: il cattivo di turno del film “L’ Uomo d’ Acciaio”

Nel film “L’ Uomo d’Acciaio”, il cattivo di turno stavolta non è il solito Lex Luthor, ma è il generale kryptoniano Zod (Michael Shannon), proveniente come il protagonista dal pianeta Krypton, ormai distrutto.
Il generale Zod non è più il vendicativo dittatore rinnegato assetato di potere e col solo sentimento della cattiveria, che fu portato sullo schermo da Terence Stamp in “Superman 2” nel 1980.
Il nuovo generale Zod del 2013, interpretato da un inquietante, bravissimo ed espressivo Micheal Shannon, è un personaggio con delle motivazioni. Il suo piano non è la vendetta, ma la salvaguardia e la difesa dei kryptoniani, almeno quei pochi rimasti in giro nello spazio.
Certo, la storia di Zod e dei suoi seguaci in giro per la galassia di pianeta in pianeta a cercare tracce di altri kryptonbiani, ogni volta trovando qualcosa per aumentare il loro potenziale tecnologico, rimanda molto a Khan (il cattivo di “Star Trek 2-L’ira di Khan” del 1982) o anche al romulano Nero (Eric Bana in “Star Trek” di J.J. Abrams del 2009), ma i difetti del film “L’Uomo d’Acciaio” sono ben altri.

I punti deboli del film “L’ Uomo d’ Acciaio”

A fronte di una “sceneggiatura d’ acciaio” come il protagonista del film, stupenda e struggente (la morte del padre adottivo Jonathan Kent è da storia del cinema), ci sono però dei dettagli visivi davvero discutibili che denotano una pigrizia mentale imbarazzante.
Ad esempio l’ astronave di Zod sopra Metropolis è chiaramente ispirata a quelle di Indipendence Day, col suo raggio luminoso che spazza via ogni cosa e con Superman che vola fino alla sorgente luminosa per distruggere tutto.
I vagabondaggi iniziali di Clark Kent scimmiottano fin troppo Wolverine, dal look alle gesta, ma si sa: la rivalità eterna tra Marvel e DC Comics si spinge anche a questo!
L’ultima mezzora del film “L’ Uomo d’ Acciaio”, con i combattimenti confusionari e quasi senza senza logica o tattica, annoia presto.

Anche la scelta degli attori di una parte del cast è discutibile, con Laurence Fishburne che interpreta il direttore del giornale Perry White ridotto ad una comparsa parlante. E gli altri colleghi del Daily Planet non sono da meno, col fotografo Jimmy Olsen diventato la stagista Jeanne Olsen!

Ma il difetto più grosso del film “L’ Uomo d’Acciaio” rimane la cinepresa: due ore e mezzo di film tutto girato con la camera a mano e lo zoom veloce e sfocato ovunque, in ogni scena o contesto, è davvero insopportabile e del tutto fuori luogo. Anche la fotografia, spenta e senza colori accesi (nemmeno nel costume di Superman) non è all’altezza di un film kolossal del genere.

Ottima prova degli attori protagonisti e ottima sceneggiatura per il film “L’ Uomo d’ Acciaio”

Rimangono però dei piacevolissimi pregi, quasi del tutto inaspettati: oltre la già sopra citata grande e robusta sceneggiatura, nel film “L’ Uomo d’Acciaio” c’è anche una parte del cast davvero in stato di grazia: Henry Cavill nel ruolo di Superman è una piacevolissima sorpresa e regge benissimo il confronto (inevitabile!) con Christopher Reeve (e in certe scene gli somiglia anche!), ma magari in post-produzione potevano fargi gli occhi un pò più blu!
Altra sorpresa sono i due padri di Superman: il padre naturale Jor-El e il padre adottivo Jonathan Kent, interpretati rispettivamente da Russel Crowe (in perfetta forma e simile ad un maestro Jedi dispensatore di saggi consigli) e da Kevin Costner, davvero credibile e intenso nel suo ruolo di contadino del Kansas, non troppo lontano dal suo personaggio del film “L’ Uomo Dei Sogni” del 1989.

In definitiva, “L’Uomo d’Acciaio” è un film con un ottimo cast di attori protagonisti e una sceneggiatura perfetta, ma il tutto realizzato visivamente piuttosto male e girato con una dannata camera a mano e tremolante! Ma speriamo che questo film dia l’ inizio ad una nuova era: le premesse ci sono ormai e Brandon Rouh, sfortunato interprete del film Superman Returns, è già dimenticato e superato.

(Articolo a cura di: IL MiB)