Ustica, una ferita ancora aperta

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Capita di trovare a volte dei registi coraggiosi, magari un pò incoscienti, che decidono di affrontare tematiche scomode e verità inconfessabili, come quelle narrate in Ustica di Renzo Martinelli.

Il disastro del DC-9 dell’Itavia che costò la vita a 81 persone il 27 Giugno 1980, non ha mai trovato una verità univoca e supportata, per anni infatti si è parlato di tre possibili cause, cedimento strutturale dell’areo, un missile  o una bomba a bordo.

A cercare di far luce sulla verità, anche per un senso di giustizia nei confronti delle vittime e dei loro congiunti, ci ha provato Renzo Martinelli, che ha lavorato ben tre anni a stretto  contatto con degli ingegneri aeronautici, giungendo ad una conclusione per molti aspetti scomoda.

Nel film viene detto da un personaggio che – la storia non la scrivono gli storici ma la ragion di stato – ed proprio quello che sembra essere successo in questo caso, dove alle vittime del disastro si sono aggiunte nel corso degli anni, coloro che avrebbero potuto aiutare a far luce sulla vicenda, e che avrebbero potuto parlare di scomode verità.

Sono tutti morti, radaristi, piloti, coloro che erano in qualche modo coinvolti in questa vicenda non potranno più rivelare nulla, ciò è stato apertamente mostrato nel film di Martinelli.

La produzione ha incontrato notevoli difficoltà, non è facile reperire fondi quando si va contro il potere politico, basti pensare che la scena girata da Leonardo di Caprio con l’orso in The Revenant è costata quanto tutto il film su Ustica.

Quello che ne viene fuori è una verità, scomoda forse, ma una verità che comunque sembra essere  quanto di più vicino è accaduto in  quella notte di Giugno, perchè chi la vuol conoscere possa averne l’opportunità.